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Divorzio Berlusconi: assegno di mantenimento da 1,4 milioni di euro

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Così ha deciso il Tribunale di Monza, alla fine di un procedimento durato circa un anno e mezzo.

Il Tribunale aveva dapprima sciolto il matrimonio contratto fra l’ex premier e la moglie, con sentenza parziale di divorzio, mentre aveva lasciato aperto il capitolo economico del divorzio stesso.

Le nozze erano state celebrate nel dicembre 1990 dall’allora sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, dopo la nascita dei figli Barbara, Eleonora e Luigi.

Il Collegio di giudici del divorzio ha deciso in conformità con quanto già stabilito dal giudice Anna Maria di Oreste durante la cosiddetta udienza presidenziale, dove hanno partecipato sia Berlusconi sia la Lario personalmente.

La sig.ra Lario chiedeva 3 milioni al mese, forte dell’assegno di mantenimento sentenziato nel il giudizio di separazione, giudizio che era avvenuto dinanzi al Tribunale di Milano.

All’epoca il premier era sbottato contro la decisione dei giudici della IX Sezione del Tribunale di Milano, quella che si occupa di famiglia: l’ex capo del governo definì i tre giudici donna “femministe e comuniste” provocando una pioggia di polemiche e anche la reazione dei vertici degli uffici giudiziari di Milano.

A detta di molti avvocati matrimonialisti, comunque, l’importo deciso dal Tribunale di Milano era conforme alla situazione globale reddittuale di entrambi i coniugi, esattamente secondo l’interpretazione pressochè unanime del disposto normativo.

A fine dicembre 2012, infatti, i giudici di Milano avevano stabilito che al fine di consentire un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza matrimoniale con uno degli uomini più ricchi del mondo, alla Lario dovessero andare la bellezza di 100.000 euro al giorno.

A Berlusconi era rimasta la villa Belvedere di Macherio, in cui la moglie aveva vissuto fino al settembre 2010 crescendo i tre figli Barbara, Eleonora e Luigi. Successivamente si era trasferita nella suite deluxe dell’Hotel de La Ville di Monza, con vista sulla Villa Reale.

Il giudizio di divorzio Berlusconi – Lario, davanti al Tribunale di Monza, si era svolto inizialmente all’insegna delle trattative: la moglie dell’ex premier aveva chiesto, in alternativa ad un assegno mensile, un “assegno una tantum”, ovvero un’unica somma onnicomprensiva che fa cessare ogni rapporto patrimoniale tra i coniugi, di circa mezzo miliardo di euro.

Naufragate le trattative sull’assegno, i Giudici del Tribunale di Monza hanno confermato l’entità decisa in sede presidenziale, applicando una vera e propria ghigliottina all’assegno mensile della sig.ra Lario, che è passato dai 3 milioni e mezzo a 1 milione e 400 mila euro mensili, oltre adeguamento ISTAT come previsto per legge.

Silvio Berlusconi dovrà versare alla moglie un assegno di divorzio congruo rispetto alle sue sostanze, ma soprattutto in grado di assicurare alla signora Lario il precedente stile di vita.

La cifra è stata decisa anche sulla base dell’imponente squilibrio economico fra i coniugi: l’ex signora Berlusconi, al secolo Miram Bartolini, possiede infatti solo una società che gestisce un palazzo a Milano e altri due palazzi a Milano 2, dono dell’ex marito mentre erano sposati. Ebbene i Giudici del Tribunale di Monza, hanno sostenuto che la situazione patrimoniale della sig.ra Lario era tale per cui i costi di manutenzione e di mantenimento sarebbero stati più un peso che una rendita a lei favorevole.

Importante anche sottolineare che la sentenza definitiva di divorzio ha valorizzato le ragioni della separazione e del successivo divorzio, già denunciate da Veronica Lario negli anni addietro con le ormai celebri lettere pubblicate dalla stampa nazionale.

In particolare L’ex first lady si era sentita offesa e lesa nella sua dignità, quando nel 2009, aveva dovuto assistere a comportamenti opinabili del premier che, tra l’altro, partecipava a compleanni di diciottenni (basti ricordare il caso di Noemi Letizia) candidava le sue ‘veline’ alle elezioni europee.

Chissà se ora Veronica Lario deciderà di chiedere pure il risarcimento dei danni all’ex marito, anche per le sue plateali uscite pubbliche sulle donne, per le notti di Arcore e per le partecipazioni dello stesso Berlusconi ad eventi con ragazze succinte e da poco maggiorenni: fatti venuti alla ribalta delle cronache per le vicende penali dell’ex premier, ma che non hanno certo giovato all’immagine dell’allora moglie Veronica.

Secondo ormai un orientamento consolidato, spinto anche da alcuni avvocati matrimonialisti, è ben possibile chiedere al coniuge il risarcimento del danno endofamiliare – cioè il danno derivante da comportamenti lesivi di interessi costituzionalmente protetti – anche senza un necessario previo addebito all’interno del giudizio di separazione.